La manipolazione sistematica e la Giustizia Predittiva

I Processi che compongono la comprensione dei fattori emozionali, è mutata nel tempo in base alle esperienze, legate spesso dalla scoperta di nuovi metodi da parte della Scienza.

Il denominatore comune, è rimasto e rimane il nostro cervello, in che misura interagiamo con i processi nervosi che compongono il pensiero e gestiscono le emozioni.

I vari approcci, hanno dimostrato ancora poco rispetto le reali capacità di cui il nostro cervello è capace.

La percezione delle cose e la loro elaborazione, cambiano a seconda dell’età del soggetto, ma spesso restano intrappolate in un meccanismo che impedisce loro di crescere, migliorare ed affinare le capacità.

Un bambino ha una massa cerebrale in evoluzione, ma ha da subito un istinto di sopravvivenza che gli permette di manifestare le proprie necessità, non le sa gestire, o meglio non ne conosce il significato, ma è certo tuttavia che fino ai 3/4 anni da solo non sarebbe in grado di sopravvivere.

Sappiamo viceversa, la velocità che lo stesso ha nell’apprendere, che come in un equazione algebrica, è inversamente proporzionale rispetto la capacità di determinarsi, è come un fucile carico, ma che non sa come sparare.

Esiste tuttavia un codice rappresentativo di come in ogni età si possano sviluppare e comprendere le varie fasi evolutive ed intervenire; la cosiddetta Manipolazione del Sistema o “sistematica”.

Manipolare sta ad indicare l’esatto codice da utilizzare per entrare nella fase evolutiva del soggetto, raccogliendo in quel preciso momento ciò che il soggetto può rappresentare per se nella maniera migliore.

Nei bambini ad esempio occorre gestire meglio la fase della consapevolezza e della determinazione atteso che quella dell’apprendimentche o è più sviluppata.

Come avviene il processo della consapevolezza e determinazione negli adulti? Con le esperienze e lo Studio che ci rappresentano più esperienze nel breve periodo.

Un esempio può aiutare a comprendere meglio.

Se un ragazzo viaggia, lavora, incontra persone avrà un “esperienza di vita” con un quoziente 7 elaborato in 20 anni, viceversa uno studioso con un esperienza “didattica e ricerca” avrà un quoziente 7 elaborato in 5 anni- difetterà tuttavia di empatia “emozionale” perché il suo cervello non avrà imparato a gestire le percezioni e le sensazioni- probabilmente i due ragazzi sono molto piu vicini di quanto sembri.

Tornando all’esperienza sui bambini, il linguaggio e le percezioni sono determinanti per la consapevolezza determinativa, sapere senza rendersi conto equivale a non sapere.

Molti genitori trascurano, nell’educazione dei propri figli, , la capacita di apprendimento che i ragazzi hanno, ma la diversa elaborazione dei fatti, crea molto spesso, una rappresentazione dell’io distorta.

Proprio in questa fase occorre manipolare la comunicazione e la gestione emozionale in favore di una necessaria determinazione.

Il problema però sta a monte, in quanto la società non prepara i genitori ad una educazione “consapevole e sistematica”, fare Figli è spesso una necessita, un bisogno, una realizzazione un “modello” in cui nessuno può obiettare o intervenire.

Fatte tali premesse, doverose per affrontare un tema così delicato, proviamo a tracciare delle linee guida di approccio.

1.la Rappresentazione

Ogni soggetto è differente per un infinità di fattori, ma l’età primordiale ha spesso caratteristiche comuni:

Assenza di inibizioni e paure, curiosità e senso di sopravvivenza.

In questa prima fase occorre assecondare il bambino, puntando molto sulla nutrizione e la scoperta delle cose con il gioco/ricompensa.

Si crea un legame necessario con il Genitore che non deve diventare simbiotico con il neonato, questo per non creare la dipendenza necessaria.

Con il passare del tempo, ogni genitore, insegna al proprio figlio quello che ha imparato nella vita, questa è la fase più delicata, siamo sicuri che ciò che ha imparato sia giusto e necessario?

Adesso, il bambino inizia la fase “rappresentativa” ciò imita ed immagina per il tramite dei genitori, ma gli stessi sono consapevoli?

Infatti, il bambino si trova in un terreno di “contrasto” non appena inserito in altri contesti, quali Asilo, amici e scuola Primaria.

È confuso, spesso la realtà famigliare è differente da quella Sociale, ed è allora che entra in aiuto la Manipolazione “sistematica”.

Il sistema è quello di comprendere il grado di “consapevolezza “ del minore e rappresentargli la comunicazione Efficace rispetto ai contenuti.

Alcuni esempi, se il bambino è molto vivace, comunicare con il gioco attivo cecando di renderlo consapevole che la troppa vivacità non gli permette di concentrasi, il gioco deve “ costruire” non allontanare gli altri.

Il Genitore si deve sforzare di seguire un “protocollo emozionale”, diversamente, si lascia il bambino in balia delle proprie contraddizioni, generando spesso con la violenza la mancanza di punti di rifermento

2.ricerca delle capacità

Nelle fasi evolutive, i genitori rappresentano nei propri figli se stessi, ed inconsciamente commettono gli stessi errori che a loro volta hanno subito dai propri Genitori.

Tale processo è naturale in quanto non si hanno gli strumenti necessari per modificare il proprio “io”.

L’analisi di se stessi, prima di fare un figlio, è il primo momento di reale confronto con le proprie fragilità, paure e spesso patologie.

Questo processo non deve e non puo essere fatto in solitaria, soprattutto in presenza di traumi o eventi tragici

Non può essere imposto neppure dalla Legge, in quanto dovrebbe appartenere al senso Etico e Morale di ognuno di noi.

Anche in questo caso la “manipolazione Sistematica” puo aiutare i futuri genitori.

Come? Parlando un linguaggio chiaro e comprensibile rispetto alle capacità di comprensione del Soggetto.

Alcuni esempi:

Se ci si trova di fronte ad un Soggetto molto Fisico, nei modi, nella voce nella Proposizione, occorre mantenere lo stesso livello, in quanto se modificato, come una postura “saccente da Professore” verrebbe vista come una sfida o confronto.

Viceversa, dando del Tu, raccontando di se, mettendo a proprio agio il soggetto lo stesso certamente vi ascolterà.

A che spetta questo ruolo educativo? A tutti coloro che a vario Titolo si trovano nella condizione di decidere, intervenire all’interno della Società; insegnanti, assistenti Sociali, istituzioni Pubbliche, Giudici, Medici, Avvocati..ecc.

3.Chi e Perché?

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L’equilibrio tra la fiducia nella ragione e la profonda consapevolezza della propria ignoranza, Provando ad essere sinceri, possiamo scoprire che le nostre conoscenze sono sempre più fondate sul sentito dire, sulla lettura di qualche articolo, risultato di informazioni superficiali, prodotto di una conoscenza frammentata in mille rivoli di cui spesso non se ne conosce la fonte. Questo ben rappresenta il nostro tempo storico, il quale consente un’apparente accesso alla conoscenza ma in maniera orizzontale, trasmessa sempre più spesso attraverso i social e che influenza e contamina il nostro modo di pensare e conoscere.

La Rete è una straordinaria risorsa che ognuno di noi ha a disposizione, ma è anche un luogo di dispersione nel quale è difficile verificare e soprattutto organizzare per importanza di contenuto. Fino a pochi anni fa c’erano dei filtri attraverso i quali si poteva provare ad andare in profondità su degli argomenti selezionati; basti pensare alle enciclopedie che avevano la funzione non soltanto di conservare un sapere comune, ma anche di filtrarlo, di dare delle priorità.

Perché oggi è così importante rendersi conto di sapere di non sapere?

 L’uomo veramente saggio, accorto, avveduto, attento e non “che sa tutto” è consapevole di non poter possedere tutto lo scibile e pertanto è pronto ad imparare continuamente e a migliorarsi con umiltà, a mettersi in discussione ogni giorno, ogni istante, ascolta ed è capace di condividere a differenza di chi al contrario, crede di sapere tutto, mentre molto spesso è solo presunzione e convinzione, che derivano da conoscenze orizzontali riguardo ad alcuni argomenti di cui parliamo, frutto del desiderio di riconoscimento e di affermazione.

Questo celebre motto può apparire paradossale, ma contiene in sé una grande verità e cioè che all’uomo non è dato di sapere, ma solo di constatare la sua ignoranza. Chi possiede una profonda consapevolezza della propria “nullità intellettuale” può davvero definirsi saggio.

Possiamo soltanto ricercare la consapevolezza nella nostra esistenza, rendendoci conto che l’ignoranza è una condizione legata alla nostra stessa natura, tenendo ben presente che non esistono risposte universali ma percorsi umani individuali di conoscenza.

La metodologia della Manipolazione sistematica, di fatto è basata sulle domande, più che su affermazioni – che non possono che essere espresse in forma dubitativa – per cui l’interrogato arriva a una nuova consapevolezza che gli vengono poste, le domande perciò permettono la verticalità, l’approfondimento, di andare verso se stessi anziché fuori da noi.

Facciamo un esempio semplice: ci sono zero gradi e mia nipote di dieci anni esce in maglietta per andare a sciare e io credo si possa prendere un malanno, potrei così dirle: “Mettiti subito una giacca a vento” oppure potrei in maniera socratica domandarle se non sente freddo. Nel secondo caso la obbligherei a ragionare sulla percezione del caldo o del freddo, molto probabilmente si accorgerebbe che non si era resa conto di avere freddo e mi chiederebbe dove è stata messa la giacca a vento che le tiene più caldo.

Credo pertanto che la capacità di introspezione, di verticalità debba essere recuperata perché in tempi di estrema vulnerabilità, per difenderci dall’invasione continua che riceviamo da mille canali ciò possa permetterci di ritrovare un luogo sacro dentro di noi nel quale possiamo comprendere e ritrovare la giusta distanza dalla quotidianità, una neutralità che ci sostenga a ritrovare quella cura per noi stessi e per chi ci circonda che emerge in coloro che hanno sperimentato di sapere di non sapere e che sanno relazionarsi agli altri in maniera sobria con l’obiettivo di creare in ogni incontro una possibile crescita reciproca.

Il non-sapere è la nostra più grande ricchezza e opportunità che smuove la creatività e ci rende capaci di cambiare, anzi di migliorare.

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